Mentre i mercati tradizionali sono chiusi, dal weekend arrivano tre segnali destinati a condizionare la riapertura: l’inflazione cinese rallenta più del previsto, lo sciopero nel principale hub mondiale del minerale di ferro coinvolge nuovi lavoratori e un’altra nave collegata ad ADNOC viene colpita nello Stretto di Hormuz.
Wall Street parte invece da una posizione di forza. Venerdì l’S&P 500 ha aggiornato il proprio record dopo il sorprendente calo dell’occupazione americana, interpretato come un freno a un possibile rialzo della Federal Reserve a settembre.
Cina: inflazione più bassa, domanda ancora fragile
A luglio i prezzi alla produzione cinesi sono aumentati del 3,5% annuo, rallentando dal 4,1% di giugno e risultando inferiori al 3,8% atteso.
L’inflazione al consumo è scesa allo 0,5%, minimo degli ultimi sei mesi, mentre l’indice core è aumentato dello 0,9%. I prezzi alimentari hanno perso l’1,5% e il CPI mensile è diminuito dello 0,1%.
La combinazione conferma un’economia a due velocità: esportazioni e produzione tecnologica mantengono una discreta forza, ma consumi, mercato immobiliare e sicurezza occupazionale continuano a limitare la domanda interna. Pechino ha promesso una più rapida attuazione degli investimenti infrastrutturali già approvati. Reuters, 9 agosto 2026
Minerale di ferro: sciopero nel cuore dell’offerta australiana
Circa 150 lavoratori partecipano alla protesta nelle operazioni BHP di Port Hedland, in Australia occidentale. È la prima grande agitazione sindacale nell’hub da circa venticinque anni.
Il porto gestisce il 75% delle esportazioni di minerale di ferro della regione del Pilbara. BHP vi movimenta materie prime per circa 80 milioni di dollari al giorno.
Le operazioni di carico sono proseguite domenica, limitando l’impatto immediato. Un prolungamento della vertenza oltre il weekend potrebbe però interessare BHP, minerale di ferro, dollaro australiano e produttori siderurgici asiatici. Reuters, 9 agosto 2026
Hormuz: diplomazia vicina, riapertura ancora lontana
Iran e Oman dichiarano di essere vicini a un accordo su una rotta temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz. Teheran ha però chiarito che l’intesa tecnica non basterebbe a ripristinare il traffico normale.
Tra le condizioni iraniane figurano la rimozione delle sanzioni, la fine del blocco e compensazioni da parte degli Stati Uniti. Il quadro si è ulteriormente complicato dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l’Iran di avere colpito con un missile una nave collegata ad ADNOC. Non sono stati riportati feriti.
Prima del conflitto, attraverso lo stretto transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La distanza tra negoziati e sicurezza fisica mantiene quindi elevato il rischio-gap sull’energia. Reuters sull’accordo, Reuters sull’attacco
Wall Street trasforma il lavoro debole in nuovi record
Venerdì i principali indici americani hanno chiuso in rialzo:
- S&P 500: +0,62% a 7.757,64 punti;
- Nasdaq Composite: +1,30% a 26.690,62;
- Dow Jones: +0,28% a 54.036,93.
Nella settimana Nasdaq, S&P 500 e Dow hanno guadagnato rispettivamente il 5,19%, il 3,58% e il 2,96%.
I payroll sono diminuiti di 23.000 unità contro le 80.000 attese. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, ma soprattutto per la riduzione della partecipazione al 61,4%. La probabilità attribuita dal mercato a un rialzo Fed a settembre è scesa verso il 44%.
Airbnb ha guadagnato il 17,4%, Atlassian il 35,3% e Microchip Technology il 13,9%. Trade Desk ha invece perso il 21,9%. La partecipazione interna è risultata positiva, con i titoli in rialzo superiori a quelli in calo sia sul NYSE sia sul Nasdaq. Reuters, 8 agosto 2026
Oro, petrolio, Forex e criptovalute
Il Brent ha terminato venerdì a 83,55 dollari e il WTI a 78,18. La nuova aggressione navale è arrivata dopo la chiusura e non è quindi incorporata nei prezzi.
L’oro spot ha chiuso l’ultima rilevazione verificata a 4.336,02 dollari, con un guadagno settimanale superiore al 7%. I future statunitensi sono terminati a 4.399,70. Reuters
EUR/USD ha concluso vicino a 1,1568, mentre USD/JPY è sceso fino a 156,68 prima di tornare verso 157,56. Il cambio resta condizionato dai rendimenti e dal rischio di ulteriori interventi ufficiali.
Bitcoin quota circa 64.815 dollari, all’interno di un intervallo domenicale verificato tra 64.696 e 65.140. Ether si mantiene vicino a 1.625 dollari.
Calendario economico della giornata
| Ora italiana | Evento | Paese | Impatto | Asset sensibili |
|---|---|---|---|---|
| 03:30 | CPI e PPI di luglio, già pubblicati | Cina | Alto | CNH, materie prime, azioni cinesi |
| Tutto il giorno | Mercati tradizionali chiusi | Globale | — | Rischio-gap |
| 24 ore | Contrattazione criptovalute | Globale | Medio | Bitcoin, Ether, altcoin |
| Non programmato | Aggiornamenti su Hormuz e nave ADNOC | Medio Oriente | Molto alto | Petrolio, oro, USD, trasporti |
| Non programmato | Sviluppi dello sciopero BHP | Australia | Medio/alto | BHP, minerale di ferro, AUD |
| Riapertura notturna | Ripresa progressiva di Forex e future | Globale | Molto alto | Tutte le classi di attivo |
| Lunedì | Nessun dato macro USA di primo piano | USA | Basso | Flussi tecnici e geopolitica |
Asset da monitorare
- Brent e WTI: primi prezzi a incorporare il nuovo attacco navale.
- BHP e minerale di ferro: sensibili alla durata dello sciopero.
- AUD/USD: collegamento tra materie prime australiane e domanda cinese.
- Azionario cinese e CNH: esposti al rallentamento dell’inflazione.
- Treasury biennale: termometro delle probabilità Fed dopo i payroll.
- USD/JPY: condizionato da rendimenti e interventi coordinati.
- Oro: già molto esteso dopo il rialzo settimanale.
- Airbnb, Cloudflare e Trade Desk: tre reazioni post-trimestrali da validare.
- Bitcoin: unico grande asset rischioso attivo durante il weekend.
La riapertura dovrà conciliare Wall Street sui massimi con una Cina ancora debole e un rischio energetico nuovamente in aumento. Il vero segnale arriverà dal rapporto tra petrolio, rendimenti e ampiezza azionaria.
Il mercato non va inseguito. Va letto.
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