Wall Street ha superato una delle sedute più delicate di luglio mostrando una capacità di reazione che, soltanto ventiquattro ore prima, appariva tutt’altro che scontata. Il Nasdaq è tornato a salire, le grandi banche americane hanno presentato risultati complessivamente solidi e il dato sull’inflazione statunitense ha sorpreso positivamente il mercato.
Eppure, dietro il rimbalzo degli indici, rimane una struttura molto più complessa.
Il petrolio continua a muoversi sotto la pressione della nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta esposto a forti rischi e gli investitori stanno cercando di comprendere se il rallentamento dell’inflazione di giugno rappresenti una vera inversione oppure soltanto una fotografia temporanea del passato.
La domanda, quindi, non è semplicemente se il Nasdaq abbia recuperato dopo la correzione di lunedì.
La domanda è se Wall Street stia entrando in una nuova fase, nella quale petrolio, inflazione, rendimenti obbligazionari e costi dell’intelligenza artificiale potrebbero modificare la distribuzione del capitale tra tecnologia, banche, energia e comparti difensivi.
Il mercato non va inseguito. Va letto.
Nasdaq in recupero dopo il violento attacco ai semiconduttori
La settimana era iniziata con una seduta particolarmente negativa per il settore tecnologico. Lunedì 13 luglio il Nasdaq aveva perso circa l’1,6%, mentre l’S&P 500 aveva ceduto lo 0,8%. Le vendite avevano colpito soprattutto i semiconduttori e numerose società legate alla crescita dell’intelligenza artificiale.
La pressione sul settore non era nata esclusivamente da una normale presa di profitto. Il mercato aveva iniziato a mettere in relazione il rialzo del petrolio, il possibile ritorno dell’inflazione e la sostenibilità delle valutazioni raggiunte dai titoli tecnologici.
Martedì 14 luglio, tuttavia, il quadro è parzialmente cambiato.
Il Nasdaq ha chiuso in rialzo dello 0,9%, l’S&P 500 ha guadagnato circa lo 0,4%, mentre il Dow Jones ha terminato la seduta sostanzialmente invariato. Il recupero è stato sostenuto dal dato sull’inflazione più debole delle attese e dal ritorno degli acquisti su tecnologia e semiconduttori.
La reazione non cancella automaticamente la debolezza precedente. Dal punto di vista tecnico, il Nasdaq dovrà dimostrare di poter recuperare stabilmente le aree perse durante la correzione di lunedì.
Un rimbalzo di una singola seduta può rappresentare una ricostruzione della struttura rialzista, ma può anche trasformarsi in un movimento di ricopertura delle posizioni short prima di una nuova fase di volatilità.
I segnali da osservare saranno la tenuta dei minimi di lunedì, il comportamento dei volumi durante il recupero e la capacità dei semiconduttori di tornare a mostrare forza relativa rispetto all’S&P 500.
Il CPI rallenta più del previsto, ma racconta soprattutto il mese di giugno
Il dato più importante della giornata è arrivato dal Consumer Price Index statunitense.
Nel mese di giugno l’inflazione annuale americana è scesa al 3,5%, dal 4,2% registrato a maggio. Il risultato è stato inferiore alle attese del mercato, orientate verso un valore vicino al 3,8%.
Su base mensile, il CPI è diminuito dello 0,4%, registrando la prima contrazione mensile dal 2020. L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili legate ad alimentari ed energia, è invece cresciuta del 2,6% su base annua ed è rimasta invariata rispetto al mese precedente.
La lettura superficiale del dato suggerisce un rallentamento significativo delle pressioni inflazionistiche. Il mercato ha infatti reagito con un calo dei rendimenti obbligazionari, un indebolimento del dollaro e un ritorno degli acquisti sui titoli tecnologici.
Ma il dato contiene un elemento che non può essere ignorato.
Il rallentamento dell’inflazione è stato favorito in modo determinante dalla diminuzione dei prezzi energetici registrata durante la temporanea tregua tra Stati Uniti e Iran. Nel mese di giugno l’indice energetico è sceso del 5,7%, contribuendo in maniera decisiva al risultato complessivo.
Il CPI pubblicato oggi misura quindi il passato, mentre il petrolio sta già iniziando a raccontare un futuro differente.
La tregua si è indebolita, gli attacchi sono ripresi e il prezzo del greggio è tornato a salire. Di conseguenza, il dato di giugno potrebbe rappresentare un sollievo temporaneo e non necessariamente l’inizio di una discesa lineare dell’inflazione.
È proprio questa divergenza temporale a rendere la situazione interessante.
Il CPI mostra ciò che è accaduto durante il calo dell’energia. Il Brent e il WTI mostrano ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi qualora il conflitto dovesse continuare a limitare il traffico commerciale nel Golfo Persico.
Petrolio vicino ai massimi di un mese: Hormuz torna al centro dei mercati
Il Brent ha chiuso la seduta di martedì a 84,73 dollari al barile, con un rialzo dell’1,7%, mentre il WTI si è attestato a 79,34 dollari, guadagnando circa l’1,5%. Durante la giornata entrambi i benchmark avevano raggiunto livelli superiori, prima di ridimensionare parzialmente il movimento.
La nuova accelerazione è legata all’intensificazione degli attacchi tra Stati Uniti e Iran e alla crescente insicurezza nello Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio transita circa un quinto dei flussi petroliferi mondiali, rendendolo uno dei punti più sensibili dell’intero sistema energetico internazionale.
Le tensioni hanno già determinato un rallentamento del traffico marittimo e un aumento dei premi di rischio richiesti dagli operatori. Alcune raffinerie asiatiche stanno valutando forniture alternative provenienti dall’Africa occidentale, dall’America Latina e dalla Russia, mentre i prezzi spot del greggio mediorientale e i margini di raffinazione sono tornati a salire.
Dal punto di vista tecnico, la questione principale riguarda la qualità del breakout.
Se Brent e WTI riusciranno a costruire valore sopra le resistenze superate, accompagnati da volumi crescenti e da una persistente riduzione dell’offerta disponibile, la pressione rialzista potrebbe continuare.
Se invece il prezzo dovesse rientrare rapidamente sotto l’origine dell’ultima accelerazione, il movimento potrebbe rivelarsi prevalentemente emotivo e legato alla componente geopolitica.
Il petrolio diventa così il vero ponte tra la crisi internazionale e Wall Street.
Un greggio persistentemente elevato può aumentare i costi di trasporto e produzione, alimentare le aspettative inflazionistiche e spingere nuovamente verso l’alto i rendimenti obbligazionari. Questo scenario sarebbe particolarmente delicato per il Nasdaq e per i titoli tecnologici caratterizzati da valutazioni elevate.
Le grandi banche battono le attese, ma il mercato guarda oltre gli utili
La seduta del 14 luglio ha dato ufficialmente il via alla stagione delle trimestrali bancarie americane.
JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Goldman Sachs hanno pubblicato i risultati del secondo trimestre, mostrando nel complesso una crescita significativa degli utili. L’attività di trading azionario, l’investment banking e la ripresa delle operazioni societarie hanno sostenuto i ricavi dei principali istituti.
Il mercato, però, non si limita più a osservare gli utili per azione.
Gli investitori stanno valutando il margine d’interesse, il costo della raccolta, l’andamento dei depositi, la crescita dei prestiti, gli accantonamenti per possibili perdite e la qualità generale del credito.
JPMorgan continua a rappresentare il principale punto di riferimento del settore. La banca aveva programmato la propria conference call sui risultati del secondo trimestre proprio per il 14 luglio, confermando l’importanza di questa giornata per l’intero comparto finanziario.
Citigroup rimane probabilmente il caso più interessante dal punto di vista della trasformazione aziendale. L’istituto dispone di un potenziale di miglioramento superiore rispetto ad altri concorrenti, ma deve ancora dimostrare di poter raggiungere in modo stabile i propri obiettivi di redditività.
La reazione negativa registrata da alcuni titoli bancari nonostante risultati positivi dimostra ancora una volta che battere le attese non è sufficiente. Quando le aspettative sono già elevate, il mercato pretende una guidance convincente e una chiara indicazione sulla sostenibilità futura dei profitti.
Per comprendere se sia realmente iniziata una rotazione verso il comparto finanziario sarà necessario confrontare JPMorgan, Citigroup e Bank of America con l’ETF XLF e con l’andamento generale dell’S&P 500.
Se le banche riusciranno a mantenere forza relativa mentre la tecnologia attraversa nuove fasi di volatilità, il mercato potrebbe iniziare a ridistribuire una parte del capitale verso il settore finanziario.
Meta costruisce il proprio futuro nell’intelligenza artificiale
Meta Platforms continua a lavorare alla trasformazione della propria infrastruttura tecnologica.
Secondo un documento interno, la società prevede di avviare a settembre la produzione di un nuovo chip proprietario destinato all’intelligenza artificiale. Il progetto coinvolge Broadcom nella fase di progettazione e Taiwan Semiconductor Manufacturing Company nella produzione. Meta punta inoltre ad aumentare la propria capacità complessiva di calcolo fino a circa 14 gigawatt.
Il progetto potrebbe ridurre progressivamente la dipendenza di Meta dai fornitori esterni e aumentare l’efficienza delle attività legate ai sistemi di raccomandazione, alla pubblicità e ai nuovi modelli di intelligenza artificiale.
Ma la notizia contiene anche un secondo livello di lettura.
Il mercato sta iniziando a chiedersi quanto costerà costruire questa infrastruttura.
Data center, chip avanzati, memoria, sistemi di raffreddamento, energia e collegamenti in fibra ottica richiedono investimenti enormi. L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale rimane elevato, ma gli investitori vogliono comprendere quanto rapidamente queste spese potranno trasformarsi in ricavi e profitti.
La missione industriale di Meta sta diventando più ambiziosa. Allo stesso tempo, Wall Street sta iniziando a valutare il prezzo di questa ambizione.
Dal punto di vista operativo sarà importante confrontare la forza relativa di Meta con quella di Nvidia, Broadcom, AMD, Micron e dell’intero indice dei semiconduttori.
Se Meta riuscirà a mantenere la propria struttura mentre il SOX e i produttori di chip rimangono sotto pressione, il mercato potrebbe considerarla una delle società meglio posizionate nella nuova fase dell’intelligenza artificiale.
Se invece il titolo dovesse perdere le aree di accumulazione che hanno preceduto l’ultima accelerazione, la correzione potrebbe estendersi verso zone di liquidità più profonde.
Circle ottiene l’approvazione definitiva per la national trust bank
Un altro sviluppo particolarmente importante riguarda Circle Internet Group.
Il 10 luglio la società ha ottenuto l’approvazione definitiva dell’Office of the Comptroller of the Currency per costituire una national trust bank. Il nuovo status permetterà a Circle di rafforzare i servizi di custodia istituzionale e l’infrastruttura collegata alla stablecoin USDC.
Si tratta di un passaggio strategico perché aumenta l’integrazione di Circle nel sistema finanziario regolamentato statunitense e riduce alcuni elementi di dipendenza dalle infrastrutture esterne.
Tuttavia, l’approvazione non elimina la concorrenza, la volatilità del titolo e la dipendenza dalla crescita dell’ecosistema USDC.
Anche in questo caso bisogna distinguere il valore della notizia dalla qualità dell’ingresso sul mercato.
Una notizia positiva può produrre un gap rialzista, ma soltanto la successiva costruzione del prezzo può confermare se gli investitori stiano realmente assegnando alla società una valutazione superiore.
Sul grafico di Circle sarà quindi necessario osservare il massimo della candela generata dalla notizia, il punto medio del movimento, l’eventuale chiusura del gap e il comportamento dei volumi.
Il confronto con Bitcoin, Ethereum e Coinbase permetterà inoltre di capire se la forza di Circle appartenga all’intero ecosistema degli asset digitali oppure sia un movimento isolato.
La nuova mappa operativa tra petrolio, rendimenti e tecnologia
La seduta di martedì ha fornito una prima risposta: Wall Street non è entrata immediatamente in una fase di panico.
Il CPI più debole delle attese ha ridotto la pressione sui rendimenti, il Nasdaq ha recuperato parte delle perdite e le trimestrali bancarie hanno confermato la solidità di importanti segmenti dell’economia americana.
La struttura, tuttavia, rimane fragile.
Nei prossimi giorni sarà fondamentale osservare contemporaneamente Brent, WTI, Treasury decennale, Dollar Index, Nasdaq, settore bancario e semiconduttori.
Se il petrolio continuerà a salire ma i rendimenti rimarranno sotto controllo, la tecnologia potrebbe conservare una parte della propria forza. Se invece energia e rendimenti dovessero tornare a muoversi insieme verso l’alto, le valutazioni del Nasdaq potrebbero subire una nuova pressione.
Un altro elemento decisivo sarà la capacità delle banche di mantenere i gap generati dalle trimestrali. Una reazione inizialmente positiva seguita dalla perdita dei livelli pre-risultati rappresenterebbe un segnale di distribuzione. Una stabilizzazione accompagnata da volumi elevati potrebbe invece indicare l’inizio di una rotazione più strutturale.
Wall Street reagisce, ma petrolio e inflazione preparano il prossimo test
Il mercato americano ha risposto positivamente a una giornata carica di eventi.
L’inflazione di giugno è rallentata più del previsto, il Nasdaq è tornato a salire e le grandi banche hanno mostrato risultati complessivamente robusti. Meta continua a costruire la propria infrastruttura per l’intelligenza artificiale, mentre Circle rafforza il proprio ruolo nel sistema finanziario regolamentato.
Ma il vero test non è terminato.
Il CPI ha fotografato il temporaneo calo dell’energia avvenuto a giugno. Il petrolio sta invece raccontando una nuova fase di tensione iniziata a luglio.
È nella distanza tra queste due informazioni che potrebbe nascere il prossimo grande movimento.
Se la crisi nello Stretto di Hormuz continuerà a sostenere Brent e WTI, il mercato potrebbe tornare rapidamente a discutere di inflazione, Federal Reserve e rendimenti obbligazionari. In quel momento la forza del Nasdaq, delle banche e dei semiconduttori verrà sottoposta a una verifica molto più importante.
La notizia spiega perché il prezzo potrebbe muoversi. La geometria mostra la struttura. I volumi rivelano dove sta entrando il capitale. I cicli aiutano a comprendere il momento. La liquidità indica dove il mercato potrebbe cercare i prossimi ordini.
Perché il mercato non va inseguito.
Va letto.
Christian Ciuffa


